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Il Palio di San Rocco è ormai una tradizione rispolverata dal Rione Cassero. Una manifestazione che è diventata parte integrante delle iniziative collaterali ed immancabile nel calendario quintanaro. E che è seguita sempre da un pubblico numeroso lo si può vedere facilmente dalla gente che , assiepata dietro le transenne, non si lascia scappare l’occasione per vedere quei “deliziosi” ciuchi correre intorno la Piazza di San Domenico. Si parla di tradizione ed è così, visto che si racconta della Corsa dei somari già nel XVI secolo. Don Ferdinando Merli ne parla in un articolo de “La Gazzetta” il 25 agosto1934. Nel XVI secolo a Foligno c’era un gran numero di genovesi, senesi, lombardi, fiorentini che sapevano organizzarsi e prendere delle belle iniziative, come viene rilevato da don Merli.
La corsa dei somari, per la festa di San Rocco, costituiva per Foligno un grande avvenimento. Una festa voluta dai forestieri che protestarono rumorosamente contro i Priori quando questo palio per qualche ragione non veniva svolto. E don Ferdinando Merli fa un esempio. Cita un “carteggio” del professor Mancinelli datato 10 luglio 1545. “Il Tamburo levò alta protesta al Consiglio dei Priori perché li lombardi l’anni passati non avessero fatto correre li Pallii di San Rocco, che per milti anni hanno fatto con molto piacere di tutti. Perciò si eleggessero due cittadini che curassero che li Pallii fossero rimessi”.
Una seconda protesta venne formulata e presentata al Consiglio, come racconta Merli, dallo stesso Tamburo, il 4 agosto 1556. “Le cose antiche si vogliono osservare, e però son di parere che li magnifici signori Priori facciano che il Pallio di San Rocco si corra dalli somari”. E’ chiaro, come evidenzia Merli che il “signor Tamburo ci dovesse guadagnare qualcosa”. Infatti fu ascoltato, visto che il Consiglio la prima volta, approvò la proposta con 53 voti favorevoli e 5 contrari. Così a Foligno il 16 agosto d’ogni anno sbocciava spontanea la più fresca “ilarità. Asini d’ogni razza e d’ogni età correvano al palio. Tutto un popolo acclamava le innocenti bestiole, che si urtavano a vicenda, che si oltrepassavano, che cadevano e si rialzavano”.
Ed ancora scrive don Merli “Prima del 1739 altri innocenti divertimenti si prendevano i folignati per San Feliciano, ed erano tre le corse che venivano organizzate: quella dei Berberi, delle cavalle e dei somarelli. Da una parte gli accademici dei Rinvigoriti e Agiati (il diavolo e l’acqua santa che si contendevano il terreno) e dall’altra erano i cavalli di Barberia, le cavalle e i somarelli. I nobili tenevano alle vive contese dei primi, il popolo a quelle dei secondi e chi ci guadagnava, una volta tanto, era il popolo . E insieme all’Inquintana, a “lo Steccato” (la giostra che si svolgeva al Parco dei Canapè o a Piazza Spada, per lo più nel cortile di Palazzo Trinci e che vedeva un cane e un toro aizzati dai padroni),il palio di San Rocco era uno dei divertimenti più apprezzati.
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